Antonio Campanella è un fotografo italiano che ha passato gli ultimi dieci anni scattando foto (che altro fa un fotografo, d’altronde) di numerosi musicisti italiani come Mojomatics, Vermillion Sands, Movie Star Junkies, Calibro 35 e tanti altri.
Tempo fa fece anche un bellissimo scatto per una locandina di Dente.
In questo post ci racconta come andò.
Quando Dente chiamò per dirmi che stava uscendo il suo nuovo disco e che voleva una nuova fotografia promozionale per il tour in partenza ero già contento, ma fu nel momento in cui disse come avrebbe intitolato l’album che capii cosa ne sarebbe potuto venir fuori.
Il titolo sarebbe stato L’amore non è bello e nella sua formula (anti)dogmatica, breve e lapidaria racchiudeva la possibilità di giocare sottilmente con irriverenza e fine sarcasmo.
L’idea di Dente di applicare alle dimensioni propagandische di un manifesto la classica estetica dei santini mi sembrò subito molto divertente e tutto si completò con la scelta del Santo giusto da fargli interpretare: San Francesco, una delle figure simbolo dell’amore universale più venerate al mondo.
Così iniziai subito la ricerca iconografica dei vari elementi per comporre l’immagine: il bosco nel produttivo e poco santo Nord-Est, il saio dal taglio moderno, la teatrale e pataccosa aureola al neon e gli animali.
Già gli animali. Come recuperali?
Manco a farlo apposta qualche mese prima, mentre lavoravo nel mio studio, ero stato interrotto da una visita inaspettata: “Ciao Toni, come va? Sono di passaggio e ti ho portato un leone”. Surreale, lo so, ma finì proprio così e senza troppi giri di parole mi ritrovai a bocca aperta con un leone di quasi 100 anni in studio, poi fotografato per la copertina di un 7” dei Mojomatics.
Venne quindi spontaneo pensare allo stesso amico per recuperare animali più “francescani” e qualche giorno dopo la scena fu questa: “Ciao Toni, ho un pacco per te”. Il pacco era un furgone pieno di animali impagliati tra cui aquile, serpenti, un facocero, uno gnù e un piccolo alligatore. Optai però per la “semplicità”, per non creare un’immagine troppo kitsch ed eccessiva.
Passai quindi alla parte di graphic design, impaginai il tutto ed il manifesto stampato ebbe molto successo. Dente mi raccontò di gente che lo staccava per portarselo via e di più ristampe andate sistematicamente a ruba, tant’è che a oggi non ne ho nemmeno una copia!
